Il computer a scuola deve servire per utilizzare software didattico e software di tipo gestionale (videoscrittura, data base, foglio elettronico).  La scuola non deve formare programmatori esperti nei mille linguaggi presenti, ma l'informatica a scuola deve servire anche per imparare a programmare.  Il linguaggio di programmazione non deve rivestire un ruolo molto importante, vanno bene il C++, python, java ecc.. L'importante è che l'alunno sia messo in grado di programmare in modo corretto.  La scelta cade inevitabilmente sulla programmazione strutturata, utilizzando la tecnica top-down e, per quanto riguarda la rappresentazione grafica degli algoritmi, i grafi NS.

     Questo metodo di rappresentazione grafica ha il vantaggio di essere facilmente utilizzabile e comprensibile; inoltre permette la rappresentazione schematica del metodo della programmazione strutturata per affinamenti successivi. Si dovrebbe evitare invece l'utilizzo dei diagrammi di flusso, che hanno l'inconveniente di consentire rimandi a un punto qualunque della struttura rappresentata (GOTO), favorendo la cosiddetta programmazione a piatto di spaghetti.  In ogni programma devono essere inseriti commenti e spiegazioni che permettano una maggior facilità di modifica e manutenzione.

  Infine la cosa che dove essere sempre evitata in modo assoluto è di arrivare a sedersi davanti alla macchina senza aver ben chiaro cosa si deve fare. A tal proposito si dovrebbe valorizzare di più "l'informatica povera", cioè l'informatica fatta con carta e matita, rispetto alla moda consumistica imperante dell'acquisto di macchine sempre più potenti che poi sono inevitabilmente sottoutilizzate.

     L'informatica è un modo di pensare: ovunque si trattano informazioni, si elaborano progetti si dovrebbero utilizzare i metodi propri dell'informatica. E' certo che si può fare informatica anche senza computer; in questo modo si eviterebbero reazioni emotive nei confronti della macchina, caratterizzate da eccessiva fiducia iniziale e da una successiva, inevitabile, delusione. L'approccio con il computer sarebbe senz'altro più corretto.

      Per quanto riguarda l'utilizzo di programmi generali, se è vero che l'uso di sistemi di videoscrittura all'inizio pone il problema di una scarsa produttività per la  difficoltà a volte anche notevoli nell'uso della tastiera, in seguito, superate queste difficoltà, si hanno evidenti benefici: l'alunno diventa più sicuro di sé e riesce a comporre con più disinvoltura.

     E' certo che l'utilizzo di un WP fornito di correttore ortografico, non comporta il superamento dei problemi di ortografia e sintassi da parte dell'allievo. Ciò si rivelerà però utile per spingere l'alunno a impegnarsi a correggere i propri errori; il WP offrirà la possibilità di fare tutto questo senza la frustrazione di dover ogni  volta ricominciare da capo.

  L'informatica deve quindi entrare come metodo e come strumento in tutte le aree disciplinari, perché contiene in sé un fattore di novità che s’impone essenzialmente sul piano metodologico. In una scuola dove ormai tutte le discipline sono insegnate solo sul piano teorico astratto, o comunque dove quest’aspetto prevale su quello della realizzazione concreta, dove raramente si attua il principio del "fare per capire", l'informatica apre una nuova strada: il merito di questa disciplina è di consentire il collegamento diretto tra il piano teorico e quello realizzativo, traducendo le idee in operazioni da eseguire.