L’interferone è una sostanza ad azione antivirale scoperta da Magrassi e Hoskins nel 1935. Gli studi successivi hanno dimostrato che esso viene prodotto dalle cellule infettate da virus (a DNA o RNA) sia in vitro che in vivo.

L’attività dell’interferone non è virus specifica, ma specie specifica nel senso che un interferone prodotto da una specie non è attivo su cellule di specie diversa. Nel corso dell’infezione virale, la sintesi di interferone inizia dopo la maturazione del virus e continua per 24-48 ore se non interrotta da un effetto citopatico precoce.

Si ritiene che la produzione di interferone sia un processo che richiede DNA cellulare funzionante, sintesi di RNA DNA-dipendente e piena funzionalità dell’apparato per la sintesi delle proteine.

La produzione di interferone può essere considerata come una reazione della cellula ad acidi nucleici estranei.

L’interferone è un agente antivirale ideale in quanto ha elevata attività su molti virus e non è tossico, però i tentativi di utilizzarlo terapeuticamente hanno trovato un ostacolo nel fatto che esso non ha effetto sulla sintesi virale una volta che questa sia iniziata in una cellula e che la sua attività è di breve durata.

Occorre ricordare che esistono alcune situazioni in cui l’interferenza riconosce un meccanismo diverso da quella dell’interferone. Si può avere interferenza per inibizione dell’assorbimento del virus dovuto alla distruzione dei ricettori cellulari o altri meccanismi. Comunque l’interferone rimane il meccanismo più importante.