Questo tipo d’ibrido è un’altra dimostrazione di come gli ibridi cellulari possono essere utilizzati per mappare il genoma dei mammiferi.

Le tecniche adoperate per ottenere l’ibrido sono analoghe alle precedenti con la sola differenza che questa volta si mappano alcuni geni del genoma del ratto. Allevando in co-coltura cellule di diploidi di ratto e di uomo, trattate con virus Sendai, si ottiene dopo circa 48 ore il 10% di fusioni cellulari.

Lasciando queste cellule in coltura, anche in assenza di processi selettivi, in circa due mesi le cellule ibride etero specifiche prendono il sopravvento sia sulle cellule parentali sia sulle cellule ibride omospecifiche.

Come nel caso di altri ibridi, anche gli ibridi uomo-ratto sono facilmente riconoscibili morfologicamente da entrambi le linee parentali.

Questo tipo d’ibrido cellulare, a differenza dell’ibrido uomo-topo, perde i cromosomi del genoma umano; è tuttavia difficile stabilire quanti cromosomi murini è ritenuti all’interno dell’ibrido perché alcuni cromosomi del ratto sono, morfologicamente, siili a quelli dell’uomo.

Quando questi ibridi siano stati caratterizzati mitologicamente si è notata la presenza di cromosomi così detti “extra”, cioè di cromosomi che no si ritrovavano nel cariotipo delle due specie parentali; questo risultato lascia supporre che i cromosomi “extra” si siano formati in seguito a rottura cromosomica o a fusione centromerica di due cromosomi.

È venuto quindi meno uno dei presupposti fondamentali dell’analisi genetica.

Infatti, se in questo tipo d’ibrido i riaggiustamenti cromosomici sono molto frequenti, i dati di associazione tra geni o di localizzazione di geni su cromosomi non potranno mai essere accettati con un ragionevole limite di sicurezza bensì avranno bisogno di numerose conferme sperimentali.

Con questo tipo d’ibrido è stato fatto il mappaggio della G6PD nel ratto.

Il mappaggio di questo marcatore è più una dimostrazione indiretta che diretta. L’analisi biochimica di un ibrido uomo-ratto che presentava un cariotipo in cui si avevano tutti i cromosomi umani e un solo cromosoma del ratto, svelava la presenza di molecole etero polimeriche uomo-ratto della G6PD e molecole omopolimeriche dello stesso enzima del ratto. La mancanza di molecole omopolimeriche di tipo umano può essere spiegata ammettendo che le sub-unità delle molecole di tipo murino siano sintetizzate più velocemente spostando così l’equilibrio della reazione a favore delle molecole ibride eteropolimeriche.

Partendo dal presupposto che il locus della G6PD nell’uomo è legato al cromosoma del sesso, quanto detto sopra potrebbe portarci alla conclusione che anche nel ratto la G6PD si trovi sul cromosoma del sesso e che l’unico cromosoma che si trova nel cariotipo dell’ibrido sia proprio il cromosoma X del ratto. Tenendo conto di tutte le difficoltà espresse prima, si possono fare ulteriori indagini per confermare questa ipotesi e per ricercare gruppi di linkare in modo da poter costruire una mappa genetica del ratto.